La politica internazionale
 

Israele non rispetta i diritti umani, va isolato prima che che sia troppo tardi!

Rocco Catalano 12 Set 2017 19:20
Le condanne dell’occupazione israeliana non sono sufficienti – di Amira Hass

Pubblicato da ab il 12/9/17 • Inserito nella categoria: Primo Piano,Strillo
SETTEMBRE 8, 2017
Amira Hass
6 settembre 2017, Haaretz
Europei, le vostre denunce non sono considerate da Israele una priorità.
Dovete adottare sanzioni che provochino danni.
Olanda, Belgio e Francia: non è sufficiente condannare solo a parole la
politica di distruzione da parte di Israele, che danneggia impianti e
edifici finanziati con il denaro dei vostri contribuenti. Va bene che
siate arrabbiati, ma il ritmo con cui si accumula la vostra rabbia
rimane ampiamente in ritardo rispetto alla velocità ed al ritmo
pericoloso dei bulldozer dell’Amministrazione Civile (il governo
militare dei territori palestinesi occupati, ndt.) in Cisgiordania e
delle forze di difesa delle colonie.
Le condanne non vengono viste come una priorità. Dovete intraprendere
azioni concrete. Sì, aperte e dichiarate sanzioni che hanno la
possibilità di diventare più dure. Sanzioni che provochino danni.
Potrebbe essere l’ultima opportunità per scuotere dalla sua indifferenza
e criminale compiacenza l’israeliano me*****, compresi uomini d’affari,
turisti, stu*****si, agricoltori e tifosi del calcio estero.
Smettete di aver paura del ricatto emotivo israeliano. Israele fa leva
sulla memoria delle nostre famiglie assassinate in Europa per accelerare
l’espulsione dei palestinesi dalla maggior parte del territorio della
Cisgiordania alle enclave dell’Autorità Nazionale Palestinese. E’ questa
l’intenzione che sta dietro a tutte le demolizioni, le confische e i
divieti di costruzione, di pascolo e di irrigazione dei campi. Chiunque
pianifica ed attua queste piccole, graduali espulsioni sta già pensando
alla grande espulsione, verso la Giordania. E che cosa farete allora?
Emetterete condanne ed invierete cisterne d’ acqua e tende a chi è stato
espulso?
Il 24 agosto il ministro degli Esteri Didier Reynders ed il vice primo
ministro e ministro della Cooperazione allo Sviluppo Alexander De Croo
belgi hanno reso pubblica una condanna ufficiale della confisca delle
roulotte che dovevano essere utilizzate per la scuola dal primo al
quarto grado nel villaggio palestinese di Jubbet Adh-Dhib, e della
confisca di pannelli solari per la scuola nell’accampamento beduino di
Abu Nuwwar.
I belgi hanno sottolineato di essere tra coloro che hanno finanziato
quelle strutture. “Il Belgio continuerà a lavorare insieme ai suoi
partner, come in passato, per chiedere alle autorità israeliane di
interrompere queste demolizioni”, recita il comunicato del ministero
degli Esteri.
Uno dei partner è l’Olanda, il cui parlamento ha dedicato del tempo per
discutere delle demolizioni israeliane, più di quanto abbia fatto la
Knesset (il parlamento israeliano, ndtr.). Questo è ciò che i ministri
del governo olandese hanno riferito il mese scorso ai membri del
parlamento, relativamente alla confisca dei pannelli solari a Jubbet
Adh-Dhib in giugno: il primo ministro Benjamin Netanyahu ha promesso in
una lettera di restituire i pannelli solari all’Olanda. (Il portavoce
dell’ufficio del primo ministro non ha né confermato né smentito
l’informazione).
Dopo la confisca, il villaggio è stato condannato ad avere solo due ore
di elettricità al giorno, prodotta da un generatore. Negli ultimi 20
anni il villaggio ha sottoposto almeno quattro richieste
all’Amministrazione Civile per essere collegato alla rete elettrica e
tutte sono state respinte. L’esperienza insegna che Israele non concede,
o difficilmente lo fa, permessi di costruzione nell’area C (che copre
circa il 60% della Cisgiordania, ed è sotto totale controllo
israeliano). Il tentativo olandese di ottenere un permesso
dall’Amministrazione Civile per un progetto, una prova del nove, non ha
condotto a risultati positivi. In quanto forza occupante, ad Israele è
vietato distruggere e confiscare le proprietà, tranne che in caso di
necessità in tempo di guerra.
Anche la Francia ha annunciato orgogliosamente di essere stata partner
nella costruzione umanitaria nell’area C e ad Abu Nuwwar. Anche la
Francia ha condannato le ultime demolizioni ed ha chiesto che venissero
restituite le strutture confiscate. In sei mesi Israele ha demolito 259
strutture palestinesi in Cisgiordania e Gerusalemme est, afferma il
comunicato di condanna francese. Nello stesso periodo il governo
israeliano ha approvato la costruzione di oltre 10.000 unità abitative
nelle colonie – tre volte di più che in tutto l’anno scorso.
Quindi la distruzione delle comunità palestinesi, l’evacuazione della
famiglia Shamasneh dalla sua casa a Gerusalemme e i piani del ministro
della Difesa Avigdor Lieberman di demolire Sussia e Khan al-Akhmar sono
l’altra faccia della medaglia della costruzione delle colonie.
E’ così che Israele attua un’espulsione graduale. In assenza di
sanzioni, può tirare un profondo respiro di sollievo e la sua fiducia
nella propria capacità di attuare il suo piano è salda. Chi meglio di
voi, e soprattutto della vostra vicina Germania, sa a cosa conducono i
piani di espulsione limitata, e quale mentalità criminale producono
nella società che li progetta?
(Traduzione di Cristiana Cavagna)

Le condanne dell’occupazione israeliana non sono sufficienti

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