La politica internazionale
 

Una lettera non spedita.

Rocco Catalano 10 Ott 2017 23:07
Gentile Direttore.
Scrivo sul Suo giornale, ma il vero destinatario di questa lettera è il
presidente degli Usa, Giorgio Bush, a cui mi rivolgo, se mi è consentito.
Sig. Presidente, la ho odiata dal primo momento che si è affacciata alla
carica del suo governo. La ho odiata forse perché, prima di lei, ho
odiato suo padre. Conscio che ciò non rientra nell'etica, mi sarei
ravveduto di farlo, se lei non avesse dimostrato di perseverare nella
politica immorale dei suoi predecessori, quindi anche in quella di suo
padre.
Dopo l’attentato di Riad, lei ha minacciato gli organizzatori di tale
atto di far loro conoscere “la giustizia americana”.
La giustizia americana, Sig.Presidente,è quella di coprire di bombe le
nazioni i cui governi non si piegano alla politica del suo Paese e che
si oppongono allo sfruttamento americano delle loro risorse!
Lei,occupando l’Iraq, ha avvertito il capo del vicino stato siriano di
“abbassare la testa” perché potrebbe diventare bersaglio dei soldati
Usa. Ora lei non ha nessuna ragione di lamentarsi se la resistenza
clandestina compie azioni raccapriccianti, come l’attentato di Riad,
perché il suo governo sta sganciando bombe a destra e a manca, da quando
lei è al potere, in modo del tutto gratuito,mentre la resistenza
clandestina paga consciamente con la propria vita le sue azioni. Lei ha
occupato l’Afghanistan con bombardamenti a tappeto, coprendo di macerie
migliaia di innocenti. Un medico chirurgo italiano ci ha fatto vedere le
scelleratezze che le sue s*****he azioni militari hanno causato sui
bambini afgani. Oggi i suoi ranger sono lì a dominare con un capo di
governo a lei compiacente ed ex consulente di una compagnia petrolifera
americana. Non contento di queste scelleratezze ha esteso la sua opera
scellerata all’Iraq.
Non ha avuto timore di apparire menzognero, pur di giustificarne
l’occupazione, e codardo, non accettando la sfida di battersi da uomo ad
uomo con Saddam. Chi adotta il suo comportamento non ha neppure la
dignità di una volgare persona della strada. Il Suo governo si è già
attivato a stipulare contratti per la gestione dei pozzi petroliferi
iracheni. Era questo il vero scopo dell’occupazione e non le armi di
distruzione di massa o il terrorismo! Lo hanno capito anche gli scolari
di terza elementare. Lei appare oggi agli occhi del mondo quello che
realmente è: un ladro, un *****ster,un assassino non pentito. Il Suo
governo si comporta come quello ebraico in Palestina, che dice di
combattere il terrorismo, invece occupa territori della povera gente
palestinese, affamandola, umiliandola giornalmente e costringendola a
gesti disperati. Non solo i giornalisti, ma i governi onesti di tutte le
nazioni dovrebbero condannare il suo governo e quello ebraico, se non
altro per far loro capire che le etiche, quelle universali, vanno
rispettate da tutti ,anche da coloro che detengono armi di distruzione
di massa, come gli Usa e Israele.
Mi chiedo che razza di accordi ci si può aspettare tra gli ebrei e
palestinesi con un intermediario come lei, visto che ha sostenuto sempre
Israele nella politica di occupazione e repressione in Palestina.
Lei,Sig. Presidente, non merita la stretta di mano dei rappresentanti
palestinesi, ma solo quella insanguinata di Sharon. Personalmente auguro
che di lei non rimanga memoria alcuna sulla Terra “sino a quando il sole
risplenderà sulle sciagure umane”.

26 / 05 / ‘03
catalano

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Il Contadino della Galilea 11 Ott 2017 06:23
Testo completo del discorso pronunziato l’11 Ottobre 1982 in Campidoglio dal
prof. Bruno Zevi, a nome della Comunità israelitica romana:

“Noi, popolo di Israele, protestiamo e accusiamo”

stefano-tacheL’antisemitismo ha una storia millenaria, ma quello culminato
nella strage di sabato scorso alla nostra sinagoga ne ha anche una specifica, le
cui componenti furono denunciate qui in Campidoglio nell’ottobre 1976,
esattamente sei anni fa. Qualcuno di voi forse ricorda quell’avvenimento.

Giulio Carlo Argan era stato eletto da poche settimane sindaco di Roma. Si
avvicinava il 16 ottobre, trentatreesimo anniversario del giorno in cui i
nazisti accerchiarono il ghetto e 1.259 ebrei furono deportati. Argan volle che
la ricorrenza fosse celebrata in Campidoglio, e questo costituì l’occasione
per esaminare le cause di un nascente antisemitismo, manifestatosi poco tempo
prima con il lancio di bottiglie incendiarie contro la sinagoga, in strumentale
concomitanza con un comizio di sinistra.

Furono spregiudicatamente individuate tre cause, dirette e indirette, di questo
nuovo antisemitismo.

La prima riguardava lo Stato d’Israele, la campagna antisionista, già allora
estesasi in maniera abnorme e velenosa. Avvertimmo che l’antisionismo non era
altro che una mascheratura dell’antisemitismo, com’era e come è divenuto
sempre più evidente dai paesi arabi all’Unione Sovietica.

La seconda causa poggiava sul secolare antisemitismo cattolico, che il Concilio
Vaticano non era riuscito a debellare, pur sollevando finalmente gli ebrei dalla
turpe condanna di popolo deicida. Rilevammo allora come fosse urgente, per
l’indipendenza e il carattere laico della repubblica italiana, procedere ad
una profonda revisione del Concordato firmato dal fascismo e dei relativi Patti
Lateranensi.

Terza causa la posizione marxista sulla questione ebraica, posizione inquinata
dall’« o***** ebraico di sé » di Carlo Marx, dall’ostilità di Lenin nei
confronti del bund ebraico, e dall’atteggiamento illuministicamente antisemita
di molti leaders che si richiamavano al marxismo. Chiedemmo allora che, alla
luce del pensiero di Gramsci, si pervenisse ad una svolta decisiva del pensiero
marxista ufficiale sulla questione ebraica.

Sono trascorsi sei anni, e queste tre cause dell’antisemitismo, già allora
evidenti, non sono state rimosse. Anzi si sono aggravate a tutti i livelli,
dalle scuole elementari all’università. Dalle fabbriche ai palazzi del potere
economico condizionati dai petrodollari.

Se gli ebrei romani, l’altro giorno e ieri, hanno scelto di vivere il loro
lutto da soli, rifiutando lo spettacolo di una passerella di uomini politici, di
giornalisti e di intellettuali, che si offrivano di venire in ghetto per
esprimere il loro sdegno e la loro solidarietà, è perché ritengono che non
sia oltre accettabile una solidarietà che si concreta soltanto quando ci sono
ebrei morti, bambini di due anni assassinati.

E’ gravissimo dirlo, e per me liberal-socialista particolarmente angoscioso,
ma quanto è accaduto l’altro giorno nella tragica realtà era stato
prefigurato, quasi simulato qualche mese fa, durante una manifestazione
sindacale. Tra ignobili urla «gli ebrei al rogo!» e «morte agli ebrei!», dal
corteo sindacale era stata scaraventata una bara contro la lapide della sinagoga
che riporta i nomi dei martiri del campi di sterminio e delle Fosse Ardeatine.
Alle proteste contro tale aberrante, preordinato, inconcepibile episo***** di
delirio antisemita fu risposto in maniera sofisticata ed equivoca, naturalmente
deplorandolo ma capziosamente spiegandone i moventi con la politica dello Stato
d’Israele. Ennesima conferma che dall’antisionismo si passa automaticamente
all’antisemitismo.

Quella bara simbolica oggi è diventata reale. Contiene un bambino crivellato di
colpi, caduto insieme ad oltre trenta persone all’uscita della sinagoga.

Non può quindi meravigliare che, dopo un’indiscriminata campagna contro lo
Stato e il popolo di Israele e le comunità della diaspore, dopo gli attacchi
feroci ed isterici contro i cosiddetti « olocausti », stermini ed eccidi che
gli israeliani avrebbero compiuto, gli ebrei di Roma si siano chiusi per due
giorni in,un silenzio peraltro politicamente significativo.

In questi mesi, hanno avuto pochissimi veri amici, tra i partiti ******* dello
schieramento democratico. I partiti di massa, la stampa con rarissime eccezioni,
la ra***** e la televisione di Stato in tutti i suoi c*****i hanno invelenito
l’atmosfera e creato un terreno fertile per l’antisemitismo. Di fronte ai
fatti, le lacrime esibite oggi sembrano davvero tardive.

E’ inutile affermare che In Italia, che a Roma non c’è antisemitismo. Al
massimo, si può dire che non c’era mai in questa forma virulenta, perché
neppure durante il fascismo, neppure durante l’occupazione nazista, furono
attaccate le sinagoghe come è accaduto a Milano e a Roma. Ma chi di voi ha
ascoltato le ra***** e le televisioni private nelle scorse settimane è
rabbrividito di fronte alla incredibile quantità di testimonianze d’o*****
antisemita. Ancor più inquietante il fatto che, a parte la ra***** e la
televisione dei radicali, ben poche trasmittenti private ribattevano e
combattevano questo livore.

Dopo la tragedia dell’altro ieri, i giornali, le ra***** — e
teletrasmissioni — le dichiarazioni di uomini politici sono unanimemente
solidali con gli ebrei, ma non c’è giornale, né ra*****, né televisione,
né uomo po¬litico che abbia detto: « Una parte, sia pur minima e in¬diretta,
della responsabilità di quanto è accaduto ce l’ho anch’io! ».

Perciò noi accusiamo:

1) II Ministero degli Interni e i dirigenti delle forze dell’ordine per non
aver apprestato dispositivi difensivi nel ghetto e intorno alla sinagoga,
malgrado fossero stati insistentemente richiesti, a seguito delle continue
minacce dirette agli ebrei. (Durante una cerimonia in sinagoga) è stato
osservato che l’Italia manda i suoi bersaglieri in Libano per proteggere i
palestinesi, ma non protegge i cittadini ebrei italiani;

2) il mondo cattolico per il modo pomposo in cui ha ricevuto Arafat in Vaticano
e per aver quasi ignorato che il massacro nei campi palestinesi è stato
compiuto da cristiani, mentre all’esercito di Israele può essere ascritta, se
provata la sola colpa di una corresponsabilità morale,

3) la classe politica e sindacale, con ben poche eccezioni, da alcune delle
massime autorità dello Stato ai leaders di molti partiti e a numerosi
amministratori locali, per il comportamento tenuto durante la visita di Arafat a
Roma, per la gara di strette di mano, di abbracci, di baci, di relative
accoglienze fraterne verso il capo di un’organizzazione che, se oggi si
presenta con un ramoscello d’ulivo, nel passato ha perpetrato innumeri stragi
terroristiche contro Israele e contro gli ebrei, e non ha ancora riconosciuto il
diritto all’esistenza dello Stato d’Israele, anzi anche ultimamente ha
confermato di volere non la pace, ma una « guerra santa»;

4) la stampa e la ra*****televisione che, salvo rare eccezioni, hanno distorto
fatti e opinioni, confondendo volutamente lo Stato di Israele con la politica
del suo attuale governo, con il popolo e le comunità ebraiche, determinando un
clima incandescente, entro il quale si è inserita la strage dell’altro
giorno;

5) i molti, moltissimi intellettuali, giornalisti o meno, che in questi mesi si
sono divertiti ad esaminare i risvolti psicologici, le «malattie» di Israele,
i moventi segreti della politica di Begin e di quella dei suoi oppositori,
facendo sfoggio di elucubrazioni e sofismi tutti adducenti, magari contro il
loro proposito, all’antisemitismo. :

Noi accusiamo. In un mondo sconvolto dalla violenza, con 30.000 persone al
giorno che muoiono per fame, i nostri mezzi di informazione di massa hanno dato
il massimo rilievo solo alle azioni dell’esercito israeliano. I morti in
Afganistan, i morti in Iran, i morti in Siria, le decine di morti in Libano dopo
l’arrivo dei palestinesi, i bambini della Galilea bombardati, questi morti non
valgono, e anche i terroristi palestinesi sono considerati mansueti, pacifici:
avevano immensi arsenali di armi in Libano, ma solo per giocare. Signori
consiglieri regionali, provinciali e comunali; noi siamo sinceramente commossi
dalle manifestazioni di solidarietà emerse in quest’aula. Lo siamo come ebrei
romani, e lo siamo ancor più in quanto cittadini italiani che sanno come
l’antisemitismo sia un preciso sismografo della civiltà di un paese.

Nessuno ci chieda di distinguerci dal popolo di Israele, di accettare una
differenziazione manichea tra ebrei e israeliani. Noi apparteniamo al popolo di
Israele che comprende le comunità disperse in ogni parte del mondo, a
cominciare dalla più antica, quella di Roma, e la comunità di coloro che hanno
fatto ritorno alla terra degli avi. Inoltre, lo Stato di Israele,
indipendentemente dal giudizio che possiamo dare sul suo governo, vale per
un’altra ragione: perché è uno Stato democratico esemplare.

In quale altro Stato sarebbe ammesso che militari, anche di alto grado,
rifiutassero di combattere una guerra di cui non condividono le finalità e,
invece di essere processati e fucilati per tradimento, sono tranquillamente
mandati a casa?

In quale democrazia in stato di guerra si istituirebbe una commissione
d’inchiesta sul comportamento dell’esercito?

In quale democrazia in stato di guerra si potrebbe svolgere una manifestazione
di 400.000 persone che protestano contro la guerra, senza alcun atto repressivo
da parte del potere?

E concludo. L’antisemitismo è esistito per duemila anni, non dal 1948, dalla
proclamazione dello Stato di Israele. Non crediamo all’antisionismo
filosemita: è una contraddizione in termini.

Abbiamo espresso con franchezza la nostre accuse. Siamo preoccupati, allarmati
come ebrei, come antifascisti, come democratici, come uomini della sinistra.
L’antisemitismo, come tutti avete affermato, è un segnale inequivocabile di
corrosione democratica. Ebbene, in Italia, a Roma l’antisemitismo emerge in
forme inedite nella storia del nostro paese. Era un segnale già chiaro sei anni
fa, ma oggi esplosivo. Insieme, teniamone conto e corriamo ai ripari.

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